Archivio antimafia su Altervista

Come e quando nasce il vostro sito antimafia.altervista.org, una delle migliori risorse disponibili sull’argomento mafia in Italia?

Il nostro sito viene concepito durante l’estate del 2011 quando ci troviamo davanti ad un vecchissimo e rumoroso computer, con uno schermo a tubo catodico danneggiato e senza alcuni colori, e cominciamo a buttare giù una prima bozza del sito, scrivendo direttamente l’HTML e cominciando a inserire nel rudimentale sito alcuni file recuperati in rete. Nascono così le pagine “Verbali” e “Sentenze”.

Finita l’estate il sito si è già evoluto molto, la grafica è migliorata notevolmente e si è riempito di diverso materiale. Perciò decidiamo, il 5 settembre 2011 di registrare il dominio antimafia.altervista.org. Abbiamo scelto Altervista perché attratti dalla possibilità di avere uno spazio gratuito ma dotato di caratteristiche spesso migliori di altri spazi a pagamento, con una grande affidabilità e velocità di connessione, con la possibilità di espandere all’infinito le risorse del sito.

Tuttavia la vera data di nascita del sito è il 28 ottobre 2011, quando decidiamo di svelare al pubblico l’archivio, che intanto è già pieno di 200 MB di materiale.

Il giudice Giovanni Falcone e la sua scorta a Marsiglia nel 1986

Il 2 maggio 2012 ci registriamo a Twitter, pur non conoscendo affatto la piattaforma per sperare di avere dei visitatori, che purtroppo non erano stati molto numerosi. Per fortuna è stata una scelta azzeccata, difatti in poco tempo abbiamo centinaia di persone che ci seguono e, visitando il nostro sito, possono darci numerosi consigli e passarci del materiale inedito.

Il 23 aprile 2012, grazie ad una donazione di 50€, raggiungiamo oltre 4GB di spazio, da riempire con tantissimo altro nuovo materiale, tra cui video e documenti quasi introvabili, come l’intervista di Paolo Borsellino alla TSI, rarissima videocassetta recuperata per miracolo attraverso Emule e BitTorrent.

Durante l’estate 2012 ci ritroviamo di nuovo davanti allo stesso computer sul quale avevamo iniziato tutto, con il solito schermo mezzo rotto e ricominciamo a riempire il sito di nuovo materiale, stavolta principalmente fotografie, recuperate in gran parte dalle pubblicazioni e editoriali per il ventennale dalle stragi del 1992 e lavoriamo ad una nuova sezione dedicata agli approfondimenti. Alla fine pubblichiamo il tutto con una lentissima connessione analogica a 56K.

Il 7 Settembre 2012 veniamo recensiti su Il Venerdì di Repubblica e questo porta numerosi altri visitatori al nostro sito.

In seguito il sito si riempie di nuovo materiale (saturando anche i 4GB di spazio), in attesa di un’altra estate piena di novità.

Michele Zagaria, boss dei Casalesi, arrestato dalla Poliza nel 2011

Quali sono gli obiettivi del sito?

Il sito si pone l’obiettivo di raccogliere più documenti possibili riguardo al tema della mafia e della lotta alla mafia.

È molto difficile trovare su Internet documenti relativi a fatti specifici e molti di essi sono spesso sepolti in siti vecchi, poco aggiornati e che rischiano di chiudere da un momento all’altro. Cerchiamo di preservare questi documenti da un’eventuale eliminazione della fonte originale, nonché di renderli facilmente accessibili a chiunque senza dover affrontare ricerche lunghe e complesse. Cerchiamo inoltre di recuperare documenti inediti sul web, ma disponibili in archivi digitali privati oppure esclusivamente in formato analogico originale o cartaceo. In tal caso ci preoccupiamo di duplicare il supporto originale e in seguito digitalizzarlo per permettere la fruizione a chiunque con una semplice connessione ad Internet.

Questo perché uno dei pilastri sul quale si fonda la criminalità organizzata è quello dell’ignoranza e della mancanza di consapevolezza da parte delle persone. L’obiettivo di ArchivioAntimafia, quindi, è quello di cercare di eliminare l’alone di mistero che circonda la mafia rendendo disponibili a tutti documenti, filmati, registrazioni e altri tipi di testimonianze integralmente e senza alcun tipo di censura o riassunto.

Qual è la situazione attuale?

Al momento il sito viene continuamente aggiornato con diversi tipi di documenti che ci vengono inviati da volontari oppure che troviamo su Internet. Inoltre stiamo cercando di diffondere sempre di più il nostro sito, specialmente attraverso Twitter che si è rilevata una piattaforma estremamente fertile per la diffusione del nostro progetto e attraverso il nostro canale Youtube, che è molto visitato. Ovviamente cerchiamo anche di diffondere il nostro sito attraverso canali più classici, come il passaparola e le e-mail a diverse persone o organizzazioni che si interessano all’argomento.

Perquisizione a Scampia, 2013

Quali sono i progetti futuri?

Abbiamo raccolto molto materiale su cui lavorare nel periodo estivo e recuperato numerosi articoli di giornale, fotografie e atti processuali su cui però è necessario un grande lavoro di indicizzazione che svolgeremo sempre durante l’estate. Inoltre stiamo cercando di recuperare, per il progetto “Tutto il processo minuto per minuto”, l’audio delle udienze dei principali processi per mafia. Inoltre stiamo pensando di espandere il nostro archivio con materiali riguardanti anche altri fatti della storia italiana.

Quali difficoltà avete dovuto affrontare?

Per fortuna non abbiamo dovuto affrontare nessuna difficoltà particolare. Superato un primo momento di empasse durante il quale il sito non riusciva a prendere piede non abbiamo avuto altri problemi, eccetto quello dello spazio web, infatti la mole di materiale si fa sempre più grande e ci siamo trovati a dover acquistare diverse espansioni di spazio su Altervista (per fortuna siamo stati aiutati da donazioni), ma ne avremmo bisogno ancora di molto altro per poter comodamente pubblicare numerosi filmati e registrazioni sonore.

Quali sono le soddisfazioni maggiori che avete ricevuto curando il sito?

Le soddisfazioni maggiori ce le hanno date sicuramente i nostri visitatori, che sono ogni giorno più numerosi e dimostrano che è possibile costruire un Paese diverso, non più fondato sull’omertà ma sulla legalità e che la lotta alla mafia passa anche per le piccole cose.

Inoltre siamo stati anche molto gratificati dagli apprezzamenti di esponenti importanti nel campo della lotta alla mafia.

Il monumento sulla A29 della strage di Capaci

Dalla vostra prospettiva che clima percepite rispetto alle tematiche della lotta alla mafia, in questo momento in Italia?

Con la situazione politica “incerta” fatta di governi tecnici e larghe intese, la lotta alla criminalità organizzata è stata portata dal secondo piano in cui è sempre stata a uno sfondo molto vago e non prioritario. La politica non se ne occupa, i media ne parlano meno, le priorità sembrano essere altre. E questo è un grandissimo errore. Nel periodo di crisi economica e sociale che stiamo vivendo, dove l’economia legale è in costante regressione, dove accedere ai crediti per gli imprenditori come per i cittadini è diventato quasi impossibile, gli unici che possiedono denaro liquido sono le organizzazioni criminali. Denaro liquido che viene immesso nel tessuto legale e che diventa l’unico strumento che apparentemente consente all’economia legale di non affondare del tutto. Il risultato è che la criminalità organizzata sta letteralmente comprando non solo le attività economiche delle regioni del meridione, ma anche di città come Roma (dove la presenza di Camorra e ‘Ndrangheta diventa sempre più massiccia) e Milano, ma il fenomeno è esteso a tutto il vecchio continente.

Le priorità per chi sta al governo sembrano essere altre. La lotta alla mafia deve diventare centrale e prioritaria.

Tutto questo si accompagna a un clima ostile verso la magistratura che si batte per accertare la verità sui misteri recenti del nostro Paese. I processi importantissimi che si stanno svolgendo in questo periodo, come ad esempio il processo Borsellino Quater, il quarto processo sulla Strage di via D’Amelio, e quello strettamente collegato riguardo la Trattativa Stato-mafia, sono non solo non supportati, ma anche osteggiati da gran parte della politica e delle istituzioni, a cominciare da chi ne è a capo da molto tempo.

Polizia e inquilini di Scampia, 2013

L’isolamento non solo da parte della politica, ma anche e soprattutto all’interno della stessa magistratura dei PM impegnati su questo fronte rischia di metterne a repentaglio la vita. La storia ci insegna che in Sicilia si muore dopo essere entrati in un circolo vizioso di isolamento: da Dalla Chiesa a Borsellino passando per Falcone che diceva: “Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere”. Lo Stato non solo non li sta proteggendo ma li sta rendendo vulnerabili.

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