Tutti gli articoli di Niccolò Tapparo

Non è mai troppo tardi per mangiare senza pancia!

Il blog di Giovanna Buono, un’idea, una passione, un successo! La storia di Mangia senza pancia, un blog Pianeta Donna.

Torna indietro al primo momento in cui hai deciso di aprire il tuo blog,  com’era?

Ogni giorno ricevo tanti messaggi di persone che leggendo il nome “Mangia senza Pancia” si incuriosiscono e mi chiedono cosa vuole dire.

È iniziato nel 2012, mi sono imbattuta per caso nella piattaforma blog di Giallo Zafferano. MI attirava l’idea di aprire un blog ma mi mancava l’argomento. Cucinare? Perché no? Io adoro cucinare e anche mangiare… infatti grazie al mio primo e ormai abbandonato blog, misi su una decina di chili, oltre quelli che avevo già…

Mangia senza pancia - Pianeta Donna blog
Mangia senza pancia – Pianeta Donna blog

Beh non potevo continuare così ed è proprio a quel punto che ebbi l’idea: perché non creare un blog con ricette leggere e allo stesso tempo partire con la dieta che amo di più, la Weight Watchers e scrivere un diario giornaliero sul blog? E così fu, anche con l’aiuto di alcuni amici che mi hanno aiutato a pianificare il look e a trovare il nome del blog!

perché non creare un blog con ricette leggere e allo stesso tempo partire con la dieta che amo di più

Quale difficoltà hai superato all’inizio?

Non è stato tanto difficile partire, io scrivo volentieri. Dal punto di vista più tecnico all’inizio mi sono complicata la vita da sola. Ho lavorato per anni nel mondo dell’informatica e per deformazione professionale cerco di fare le cose in un certo modo, andando molto a fondo nei dettagli. Invece su una piattaforma ben costruita come Altervista veramente non c’è bisogno di avere conoscenze tecniche. Se dovessi dare un consiglio a chi si vuole affacciare al mondo del blogging ora, suggerirei di avere le idee chiare sui contenuti. Credo che sia stata una delle cose vincenti per me: essere sempre coerente con le mie idee.

dieta 10 cose da non fare - copertina quadrata NEW

A volte non è facile non seguire le mode, ma alla fine ripaga e dà anche molta più soddisfazione.

su una piattaforma ben costruita come Altervista veramente non c’è bisogno di avere conoscenze tecniche

Qual è stata la tua prima grande soddisfazione con il blog?

Avevo aperto il blog innanzitutto per me stessa, per dar conto della dieta ai miei amici che leggevano il mio diario, insomma: per evitare di sgarrare! Ben presto mi sono accorta che questo argomento interessava a tante persone; quando dopo pochi mesi ho visto 1000 Mi Piace sulla mia pagina Facebook non potevo crederci!

All’improvviso ho realizzato che persone con le quali non avevo mai avuto interazioni non solo gradivano il mio lavoro, ma iniziavano a seguire le mie ricette e i miei consigli per dimagrire… e con successo! Che bella sensazione, credetemi: essere utile agli altri facendo qualcosa che veramente mi piace, niente di più energizzante!

Che bella sensazione credetemi: essere utile agli altri facendo qualcosa che veramente mi piace, niente di più energizzante!

Poi son venute altre soddisfazioni. Tante visite sul blog, sottolineate dall’apparire tra i primi blog di Giallo Zafferano: io con le mie ricette light in mezzo a tante ricette meravigliose e ricche. Wow… questa cosa mi ha reso molto felice!

Gio prima e dopo

Che cosa fa il tuo blog adesso, a cosa serve?

Dopo quattro anni il mio blog si è evoluto. Dal diario del mio percorso di dimagramento e tante ricette interessanti per chi vuole mangiare leggero, sono passata a descrivere la dieta che ho seguito, a scrivere consigli per chi come me fa fatica a restar magra e per condurre una vita più sana. I contenuti del mio blog possono incoraggiare e dar fiducia a chi al momento sta attraversando un brutto periodo e non riesce a partire con la dieta o che magari non riesce ad uscire dal problema della fame nervosa.

Sono molto soddisfatta del mio lavoro e certamente non ho finito. Finché avrò da imparare cose nuove avrò sempre voglia di condividerle con il mio blog. Recentemente ho cambiato piattaforma, sempre all’interno di Altervista. Il mio blog, se non ci avevate fatto caso, adesso è su Pianeta Donna. Ho trovato più sensato vedere il mio blog all’interno di un ambiente legato a questioni femminili più generali che solo alla cucina e alle ricette: dieta non significa solo mangiare leggero, significa anche muoversi, restare positive, prendersi cura di sé in tutti i sensi.

I contenuti del mio blog possono incoraggiare e dar fiducia a chi al momento sta attraversando un brutto periodo e non riesce a partire con la dieta

Ne è valsa la pena aprire un blog?

Se tornassi indietro… aprirei sicuramente di nuovo il blog! Non ci rinuncerei per nulla al mondo. L’unico mio rammarico è quello di non avere tempo e risorse a sufficienza per ampliarlo. Ho tante idee in testa: mi piacerebbe studiare di più riguardo la nutrizione, ricercare e scrivere tante più informazioni anche su altre diete valide, vorrei essere in grado di creare degli strumenti più sofisticati per poter seguire un piano alimentare bilanciato, trovare il tempo per aprire ufficialmente il mio forum che è ancora in fase di test… ma da sola potete immaginare che è difficile. Preferisco fare meno cose ma farle al meglio ed avere pazienza. Proprio come predico sempre per la dieta: con la pazienza si va molto lontano!

Scopri il blog di Giovanna: Mangia senza pancia, seguila su Facebook e prova le sue ricette leggere!

Blogfest 2012 – Macchianera Blog Awards, le candidature

Come ogni anno a Riva del Garda si tiene la Blogfest e durante la Blogfest c’è la premiazione dei Macchianera Blog Awards.

Vota i tuoi siti preferitiper farli partecipare all’edizione 2012

Ecco il form per proporre le candidature e il regolamento (devi votare in almeno in 8 categorie e lo stesso blog non può essere candidato in più di 4 categorie). La redazione di AlterVista ha aggiunto alcuni suggerimenti.
[update: abbiamo inserito il form per la votazione finale]
Sto caricando…

Blogfest: metti questo form sul tuo blog

Se vuoi inserire questa scheda per votare sul tuo blog copia e incolla questo codice nell’editor HTML di un post: <iframe src="https://docs.google.com/spreadsheet/embeddedform?formkey=dFprRVFFaVVWUWRCTWRCRDU1cUpjRnc6MQ" width="590" height="800" frameborder="0" marginheight="0" marginwidth="0">Sto caricando…></iframe>

Le scorse edizioni della Blogfest

I siti di AlterVista hanno raggiunto notevoli successi nelle scorse edizioni della Blogfest, ecco com’è andata nel 2011 e nel 2010.

Il blog alla fine del blog: Falso Idillio

Incontro bgeorg, CEO di [falso idillio], nella sua nuova “sede”: due camere sopra il Bar Floris, molto oltre la biforcazione, periferia di Milano.

Un tavolo da cucina in fòrmica, due sedie di cui una con una gamba smozzicata sotto la quale individuo una copia consumata de La donna della domenica di Fruttero & Lucentini, per terra una brandina e un fornello da campo.

Bgeorg è un blogger di lungo corso, uno dei primi, di quando i blog erano una promessa di riscatto morale e culturale: l’inclusione degli esclusi. Ma mi basta uno sguardo per sospettare che il capo mi abbia mandato qui con l’inganno: «Si favoleggiava di un bell’uomo tutto fascino e mistero, vai a vedere come sta messo».

Come sta messo: non ha esattamente un bell’aspetto, ecco. E mi piacerebbe scrivere di una fierezza che resiste nel suo sguardo, ma in realtà fatico a capire dove sia rivolto a causa di uno strabismo pronunciato di cui non mi avevano avvertito. O forse è solo la semioscurità.

Ma non voglio anticipare niente. Entro evitando di toccare qualsiasi cosa: lui è seduto sulla sedia sana e fa segno di accomodarmi sull’altra. Eseguo nel solo modo possibile: con circospezione.

Lo osservo mentre cerca di accendere una sigaretta elettrica con un accendino Bic e trovo il coraggio di fare la prima domanda.

«Allora, com’è smettere di scrivere sul blog?»
«Apri un capitolo doloroso. Quando fu annunciata la morte cerebrale dei blog, eravamo nel 2009 mi pare… Ormai la mia memoria è andata… Insomma, è stato il panico generale. La nave che affonda, sai. Tutti hanno cercato di ricollocarsi in qualche modo. Gestire un fallimento di quelle proporzioni, capisci, non è semplice. Le strategie di consolidamento del debito si sono rivelate subito inutili, l’obsolescenza del prodotto era chiara a tutti. Non ci comprava più nessuno, inutile inventarsi storie. “Esaurita la spinta propulsiva”. Personalmente avevo pensato a una bad company, ma mi sono reso conto subito guardando l’archivio che non c’era proprio niente da mettere nella good».

«Potevi esternalizzare, diversificare»
«Sì, come no. Subappaltare. Lo so anch’io, c’è gente che si è trovata di colpo a “gestire” una rubrichetta su dieci giornali online. Ma non era roba per me».

«Problemi etici, la purezza della linea editoriale?»
«Ma che stai dicendo? Hai visto dove vivo? Il mio marchio ha avuto momenti di gloria, non dico di no, ma a quel punto ormai era bollito, caduto in fondo a tutte le classifiche, immobile, morto. Kaputt. Non è che non volevo, proprio non mi chiamavano!».

Dio che imbarazzo. Dimmi che non mi ridurrò mai così, che il ricambio generazionale sarà lento. Mi schiarisco la gola e abbozzo un interlocutorio:

«È stato un momentaccio… ».
«Eh. Ho temuto che fosse arrivato il momento di chiudere. Cessazione definitiva di attività. Mi si è gelato il sangue. È vero, è successo a molti in passato, ma allora era una scelta, un atto non dico eroico, ma quasi. A quel punto invece era solo un naufragio, un affondamento in porto nel disinteresse generale. Ero depresso. Fumavo molto. Scrivevo poesie. Ho pensato persino di iscrivermi a Macchianera. Avevo toccato il fondo. Poi un giorno, passeggiando sul lungolago di Riva del Garda, ho capito come stavano le cose. Non c’erano che due alternative. Una era la via del post-blogger isterico, presenzialista, tramezzinaro, tuttologo, l’arrivista con sentimento, onnipresente su tutte le piattaforme e sempre perfettamente disinformato di tutto: un turboblogghismo che ha tentato molti della mia generazione, i blogger della prima ora. Poi c’era la seconda strada, quella che ho scelto: il blogger postumo, il blogger del sottosuolo o per essere sinceri, per come sto messo, del sottoscala».

E fissa un punto nel vuoto. Lo strabismo ha uno strano effetto sulla sua espressione. Io mi irrigidisco sulle sedia e rischio di cascare perché La donna della domenica va fuori asse. Però ho già visto quello sguardo. È lo sguardo dei folli, quelli che hanno sbroccato e lo chiamano “dare una svolta”. Quelli che le “scie chimiche”, “la rivoluzione democratica di internet”. Il lato oscuro. La porta è alla mia sinistra, calcolo mentalmente la traiettoria in caso di fuga anticipata. Non si sa mai. Ma devo andare a vedere il suo gioco, capire se questo è un bluff o un pazzo vero.

«Quindi tu saresti un blogger postumo. Mi spieghi cosa stai dicendo, esattamente?».
Non volevo essere aggressivo, mi è uscita così. Di colpo mi sento come all’università, al corso di Teoria della Letteratura che facevo fatica a seguire ma sembrava così promettente per il mio futuro.

«Scrivere come se non fossi tu a farlo, adattarsi a un io narrante dimesso e laterale, far parlare il personaggio secondario che aveva solo tre battute e per il resto del tempo fantasticava di suoi strani progetti improbabili. Sostituire il presenzialismo con l’assenzialismo. Parlare in assenza, riciclare il già detto, ridirlo, ricamarlo, rovesciarlo, manierarlo. Migliorarsi è peggiorarsi, lo sai questo, vero?»

Ok, meno male, è il tipo del matto innocuo. Tiro un sospiro di sollievo. Forse avrei dovuto iscrivermi a giurisprudenza. Però torniamo sulla Terra se no qui finisce che parliamo del postmoderno.

«Tornando ai blog, secondo te, sono morti?».
«Morire era il loro modo di sopravvivere, l’avresti detto? (Ecco, ci risiamo) Voglio dire, prova a pensarci: a cosa servivano, nelle intenzioni dei vari guru? Ad “allargare la base imponibile dell’infocomunicazione”. Anche a far incontrare meglio domanda e offerta di prestazioni sessuali nelle nicchie dei disadattati ad alta alfabetizzazione di massa, ma è un altro discorso. Il punto è che, al di là delle intenzioni, la bolla si era gonfiata perché tutti erano all’oscuro della enorme distanza tra aspettative e funzionalità effettive. Quando è stato evidente che l’esorbitante inettitudine collettiva non era veramente messa a valore come avevano promesso, quando si è capito che da quella benzina non scoccava nessuna scintilla, che non si apriva nessun nuovo mercato, è diventato chiaro che gli ingegneri avevano sbagliato il progetto del motore. Inettitudine, cialtronismo, filodrammatica, inadeguatezza, morte de fama, narcisismo timido: è una miniera, capisci? Ma l’hanno sfruttata male, l’hanno buttata via, l’hanno sparsa sui campi come diserbante invece che coltivarla in modo intensivo. Ci voleva un imprenditore visionario, nuovi finanziatori, nuovi canali di investimento. E sono arrivati loro. I social network. Noi non siamo stati capaci di scrivere la storia, solo la barzelletta. Ci penseranno i SN, ma sarà la storia che vogliono loro».

Mi sta scendendo la lacrimuccia. Se non fosse che è già mezz’ora che non controllo Twitter potrei anche commuovermi. E poi il  capo mi licenzia se pubblico questa roba: lavoro per una piattaforma di blog gratis! Matto o no come la giustifico questa tirata? Per fortuna un messaggio mi fa vibrare l’iPhone nella tasca. È il community manager. Mentre leggo mi si allarga il cuore. “Lascia stare quello sfigato, ho trovato un blog con una pagina Facebook da 10 milioni di Like”. Sono salvo. Sto ancora rileggendo il messaggio quando butto lì l’ultima domanda, tanto per dire:


«Senti, tu ti occupavi di Apple o sbaglio? O di cucina? No? Letteratura… Ah… Vabbe’, senti, consiglia un libro per l’estate ai nostri lettori».

«…»

Ecco, ha ripreso a fissare il muro e adesso sì che il suo sguardo fa paura. Esco in fretta farfugliando un saluto e, approfittando dello strabismo, afferro La donna della domenica da sotto la sedia: questo me lo porto in vacanza.

Lo strano periodo dell'ingegner Manicardi

Marco Manicardi, ingegnere umanista, co-fondatore della Barabba Edizioni, una casa editrice che pubblica libri elettrici, martedì 29 maggio 2012 si trovava nei pressi dell’epicentro del terremoto.

Allora, ingegner Manicardi, che periodo è?
«È un periodo che si vive mezza giornata alla volta. È un periodo, comunque, che ognuno ha la sua storia da raccontare, e difficilmente troverai due storie uguali. Narrativamente parlando, è un periodo rigoglioso».

Come stanno, adesso,  le cose?
«Adesso le cose stanno un po’ più tranquille, almeno nel momento in cui sto scrivendo queste risposte. I paesi poco colpiti stanno tornando alla normalità, i paesi più colpiti stanno tirando fiato in attesa di cominciare la ricostruzione. Sarà una cosa lunga. Per quanto mi riguarda: sto traslocando i miei nonni dalla loro casa inagibile (e molto probabilmente irrecuperabile) a Novi di Modena in una stanza nella casa fortunatamente intatta dei miei, sempre a Novi di Modena, un centinaio di metri più in là. Smonto e sposto e rimonto con mio padre letti e armadi (non avevo idea di quante viti ci fossero in un armadio vecchio, stiam diventando matti). È un periodo che ci son tante cose da fare».

Si impara qualcosa, in un periodo così?
«Qualcosa si impara. Bisogna poi vedere se quello che si impara ce lo ricorderemo per il futuro. Adesso che c’è stato il terremoto, non lo so, come dirlo, ché il terremoto è una di quelle cose che se non la vivi non è che ti puoi rendere tanto conto di come sia, il terremoto, ma adesso che c’è stato il terremoto, mi vien da pensare che si deve imparare a vivere pensando che ci può essere il terremoto, anche se si spera che non ce ne saranno altri. Non so se si capisce, che è un periodo che spiegarsi è fatica».

La Barabba Edizioni ha intenzione di fare delle iniziative?
«Abbiamo pubblicato il nostro primo instant ebook, abbiamo dato il ricavato delle Schegge di Liberazione al Coro delle Mondine di Novi di Modena per la ricostruzione delle scuole, abbiamo fatto un reading a Novi insieme alle Mondine e degli altri amici.
Adesso, quello che vorremmo fare è tornare alle cose normali e ai progetti che avevamo in testa prima del terremoto, tipo L’ennesimo libro della fantascienza. È un periodo che tornare a fare le cose normali è come la Liberazione».

Le foto sono di Marco Manicardi e si trovano qui.
Il blog dell’Ingegner Manicardi è marcomanicardi.altervista.org

Le Amiche, 10 anni di chiacchiere (e successo)

Cos’è un forum di questi tempi, i tempi dei social network? Il logo di Amiche

«È un ristorante di pesce al posto di un Fast Food, una libreria al posto di un’edicola, un bar dove sedersi a sorseggiare un aperitivo in compagnia invece di prendere un caffè veloce in autogrill». Abbiamo intervistato alcune delle Amiche che da quasi 10 anni scrivono e organizzano amiche.altervista.org

«I social network hanno portato all’uso quotidiano del web molte persone che prima si limitavano alle e-mail e a qualche ricerca sui motori, hanno incoraggiato alla condivisione della vita quotidiana (e dei propri dati sensibili, ma questo è un altro discorso). Tutto ciò è positivo, però a mio avviso la sensazione che l’utente prova di far parte di un gruppo, di una comunità è pesantemente determinata dalla struttura stessa della piattaforma “social”.

«Abbiamo l’impressione di essere in un luogo dove tutti sono in contatto con tutti, ma la nostra partecipazione attiva viene incasellata tra tante altre che scorrono col passare dei minuti, una specie di “Ansa” della vita privata. Cliccando un “mi piace”, scrivendo un commento dal cellulare può darsi che affiori quella microscopica domanda, quell’impercettibile senso di frustrazione: “ma a chi cavolo potrà interessare se mi piace quel che dice tizio o se sono d’accordo con l’abolizione del vattelappesca?”

«È sicuramente un tam tam efficace per far girare le notizie, ma la discussione si ferma un po’ lì, l’approfondimento risulta difficile, c’è già un nuovo caso sul quale avere un’opinione e gli argomenti precedenti, le foto divertenti o shockanti, i filmati curiosi o popolari sono già storia vecchia, moda passata».

«Ecco, penso cha la differenza stia tutta qua, in un forum ci si prende il tempo per leggere, riflettere, rispondere magari non oggi-adesso-in-questo-istante. Forse mi piacerà pensare a quel thread mentre mi faccio la doccia per poi mettermi al computer e dire la mia. Avrò la curiosità di vedere cosa ne diranno altre persone che non fanno parte della mia cerchia di amici nella vita di tutti i giorni, ma con le quali condivido alcuni interessi e che conosco bene, nonostante non le abbia mai incontrate. E mi capiterà di andare a documentarmi su un certo tema utilizzando il materiale scritto sul forum, o semplicemente di rileggere uno scambio di idee che mi era piaciuto e mi aveva arricchito».

Un’altra differenza tra i social network più popolari e i forum è il nick contro il nome reale, giusto?

MattaHari (amministratrice) – «Non solo.

«I forum ti danno tutto lo spazio che vuoi. Se hai la capacità di riempire 30 righe di un argomento interessante in modo accattivante, la gente ti legge. Si può raccontare molto di più. Su Twitter e Facebook bisogna essere veloci».

Shine – «Non è questione di anonimato, alcune di noi si conoscono di persona e ormai (proprio grazie ai social) non c’è più quel timore a rivelare se stessi su Internet, è un desiderio di esprimersi senza necessariamente portarsi appresso il fardello di ciò che siamo nella società, libere di dire, pensare e… cazzeggiare, perché no? Qualche esempio? Voglio cambiare lavoro e mi manca qualche dritta per iniziare la ricerca (e magari anche la spinta emotiva), ho litigato col moroso e ho bisogno di sfogarmi con chi mi può comprendere, la mia migliore amica compie gli anni e stavolta voglio farle un regalo davvero originale.

«Sono tutte circostanze che per ovvi motivi non desidero trattare “pubblicamente” con nome e cognome, ma un po’ più discretamente, in un certo qual modo il forum è più personale perché regala più spazio all’individuo ed è più “world wide” perché al suo interno è possibile dialogare con persone che difficilmente potremmo incontrare nelle nostre frequentazioni abituali. All’interno di un social network si mantengono vivi i contatti con i propri amici, mentre attraverso un forum si possono allargare gli orizzonti, confrontarsi con chi ha idee e abitudini molto diverse dalle nostre, con chi ha voglia di darti un consiglio senza chiedere nulla in cambio, cercando di farlo obiettivamente con il solo scopo di aiutarti e farti stare meglio».

Partiamo dall’inizio, come è cominciato Amiche?

Shine – «Alcune di noi frequentavano un forum tematico di tipo commerciale, purtroppo infestato da troll, privo di moderazione e veramente troppo dispersivo (in molte si iscrivevano per postare un messaggio e poi sparire nel nulla, si faceva fatica ad orientarsi e individuare i messaggi degni di nota).

«Un bel giorno, il 19 febbraio 2003, dopo attente ricerche e analisi tra i provider gratuiti che fornissero i servizi a noi necessari, ho preso l’iniziativa di creare questo forum su Altervista e parecchie utenti si sono iscritte subito. Da lì è cominciata questa indimenticabile esperienza, abbiamo creato uno staff, organizzato gli spazi, ci siamo date delle linee guida e… abbiamo iniziato a chiacchierare.

«L’idea era di costruire una casa per noi, dove poterci rilassare, discutere, ridere e scherzare. Il paragone con il bar riportato sopra, non deve far pensare che “Le Amiche” sia un luogo dove entrare e porre una domanda a bruciapelo, senza neanche presentarsi. Come in ogni circolo ci si conosce gradualmente e si acquisisce confidenza un po’ alla volta, se io do un consiglio a Liona, per esempio, è perché conosco la sua personalità e i suoi gusti.

«È chiaro che competere con le nuove forme di socialità internettiane è arduo, ci si sente degli Ulisse contro i Giganti, ma penso che prima o poi ci si renderà conto che il mordi e fuggi attuale lascia poco spazio “all’essere umani” e molto all’effimero. Con i social posso condividere ogni minimo accadimento della mia vita, con un blog posso approfondire personalmente i temi che mi interessano, però parlo più con me stessa che con gli altri, sono autoreferenziale, un forum è un luogo a metà strada dove posso condividere e costruire in estrema libertà, con un gruppo di persone a me affini».

«A dire il vero sono molto incuriosita da quel che sarà la futura vita sociale sul web, mi aspetto una veloce evoluzione (come quella volta che FriendFeed è stato soppiantato da Facebook), ipotizzo e immagino nuove prospettive di connessione. In fondo ai tempi delle chat chi si aspettava ciò che è venuto dopo? Ora i forum sono obsoleti, i blog potenzialmente sterili, i social network superficiali, Twitter e Pinterest limitati… se ci si pensa bene, ancora non è stata inventata la forma di aggregazione internettiana perfetta. O al contrario, nulla di quanto ho citato ha qualcosa che non va, sono solo modi diversi di stare al mondo (web-non-web). Che ne sarà di noi irriducibili del “login”?

Come va il traffico su Amiche?

«Un po’ di numeri di “Le Amiche”: nell’ultimo anno abbiamo avuto 260 mila visitatori unici che hanno visto 2 milioni e mezzo di pagine. Nell’ultimo mese si contano una media di 1.400 visitatori unici e 8 mila pagine al giorno viste. Il gradimento del nostro sito è aumentato col tempo e in maniera costante. Far parte della comunità di Altervista ed essere recensite per diversi anni dalla redazione ha certamente aiutato e questo, unito a qualche inserimento di articoli su siti come OK Notizie e forum di settore, come anche le nostre pagine Facebook  e Twitter  e un minimo di SEO ci hanno dato una mano a rendere solida la nostra presenza sul web (i social non prendono solamente, a volte restituiscono)».

Qualche ricordo speciale?

Shine – «Certi venerdì quando qualcuna, dopo un paio ore di scherzi e battute tra di noi, all’ennesimo tentativo di non sputacchiare sul monitor dopo aver letto l’ultimo messaggio esilarante, sentenziava che effettivamente era venerdì, il nostro venerdì. E allora avanti con lo svacco più totale e un “si salvi chi può” da parte delle ragazze più tranquille del gruppo.

«Ma anche i raduni, con la sveglia alle 6 del mattino e il treno per Milano che raccoglieva qualcuna di noi a ogni fermata e coincidenza. Il guardarsi un istante per poi riconoscersi subito, collegare il viso e la voce con lo scritto, dirsi con sorpresa che si era come ci si immaginava.

«E poi le nottate a discutere animatamente o azzuffarsi beatamente, a dirsi tutto nello spazio di una tastiera e a sentirsi vicine, comprese. Oppure a decidere i cambiamenti per il forum, mettere ai voti le proposte, lanciarsi in analisi forum-sociologiche prendendo spunto da un thread denso di significati».

 

 

Quali sono i vostri argomenti?

MattaHari – «Siamo un forum particolare. Non siamo nate per parlare di determinati argomenti, come accade per i forum tematici, che forse sono la maggioranza sul web. C’è gente accomunata dallo sport, dai viaggi, dal dialetto locale, dal trucco. Noi invece volevamo un posto per noi, dove poterci raccontare come ci andava, senza vincoli. Come abbiamo già spiegato sopra, il forum è nato da un’esigenza, la forma è venuta dopo. Parliamo di noi, di tutto, non di argomenti specifici. Ma per motivi organizzativi abbiamo dovuto suddividere il forum in una serie di sezioni.

«Magari ci dà fastidio chi usa il forum per pubblicizzare e vendere, ma siamo aperte alle profezie Maya e alla finanza. Ognuna di noi è diversa, ognuna porta un pezzettino di sé, le sue esperienze, la sua storia, i suoi problemi».

E quali sono gli argomenti che riscuotono maggior interesse tra le partecipanti del forum?

MattaHari – «Ovviamente dipende dai periodi, dallo stato d’animo di chi posta, dal tempo che le utenti hanno a disposizione.

«Ci sono però dei sempreverdi: il red carpet di Milla, gli angoli dell’urlo libero o del sorriso, gli argomenti di attualità».

Shine: “I cosmetici sono stati per anni uno degli argomenti principe, ma come ha scritto Matta, non siamo qui per limitarci e spesso gli argomenti personali e i quesiti interiori posti da una di noi hanno visto più partecipazione del thread sull’ultimo rossetto in commercio. Stabilire un contatto, parlarci, è sempre stato più importante. Cercare di dare una mano a chi la chiedeva, per poi magari buttarla sul ridere e strappare un sorriso a chi era triste è stato spesso lo spirito che ci ha animato.

logo amiche del 2008

«Ringrazio tutte le meravigliose donne che hanno fatto parte di noi. Non so come scriveremo il nostro futuro, se saremo diverse e altre da noi stesse, forse un giorno questo viaggio finirà, ma sono certa che non lo dimenticheremo».

Serial Minds – un blog episodico, la tv di cui parlare

La redazione di AlterVista ha fatto qualche domanda a Marco Villa  e Diego Castelli di Serial Minds – Un blog episodico (http://serialminds.altervista.org/).

Partiamo dall’inizio: come vi sembra l’avvio della seconda stagione di Game of Thrones?

«Game of Thrones è probabilmente una serie che lascerà un segno importante. Lo si vede già adesso nel culto che la circonda. E non si tratta di culto nel senso di “cult”, di roba che viene vista da tre nerdoni e morta lì. Culto nel senso di adorazione. Nelle settimane precedenti alla messa in onda della prima puntata della seconda stagione si sono susseguiti trailer, foto, dietro le quinte, puntualmente condivisi su tutti i social network come parole divine. La ripartenza è stata nel segno della continuità, per usare un gergo da prima repubblica. Game of Thrones è una storia complessa, ampia, con decine di personaggi, ognuno dei quali è dotato di una vicenda interessante e intricata. Nelle prime puntate si è visto come gli sceneggiatori abbiano deciso di portare avanti passo passo ognuna di queste storyline. Finora senza grossi scossoni, ma la sensazione è che da un momento all’altro possa succedere di tutto».

Peter Dinklage, primo nei crediti per la seconda stagione di Game Of Thrones con il suo 2012 Golden Globe Award

e di Mad Men?

«Mad Men è ripartito da dove si era fermato: dall’essere uno dei drama più raffinati e curati di tutto il panorama seriale. Il che può anche essere un male: non ci sono mezze misure con Mad Men: o ti lasci affascinare dal suo stile ricercatissimo e dalla rievocazione di un periodo storico tra i più stimolanti del secolo scorso, oppure ti annoia come poco altro. E l’inizio della quinta stagione è precisamente questo: non succede granché in termini di trama spicciola, ma è pieno di finezze dialogiche e visive, ricostruzioni scenografiche al limite del maniacale, e un tocco di ironia che finora era sembrata meno evidente. Era e resta un prodotto di nicchia, ma è una nicchia di fedeli in adorazione perpetua».

Mad Men, i pubblicitari di Madison Avenue sono alla quinta stagione

Ricominciamo dall’inizio. Quando è nato Serial Minds – un blog episodico?

«Serial Minds è nato il 30 giugno del 2010, nel modo più banale che possiate immaginare: un tizio con la passione per i telefilm e la scrittura, che scrive a un vecchio compagno di università con interessi tali e quali, per dirgli sostanzialmente “dai, facciamo un blog sulle serie tv”. Per il primo compleanno di Serial Minds abbiamo anche pubblicato le email che ci scambiammo all’epoca, con un botto di egocentrismo: Serial Minds – La Genesi. All’inizio era “un blog episodico”, una cosa da fare solo quando ci aggradava, nell’ingenua speranza che ci sarebbe stato qualcuno disposto a pendere dalle nostre labbra anche a distanza di giorni, seguendo i nostri porci comodi. Tempo tre giorni ed eravamo lì a controllare i numeretti, a esultare per ogni contatto in più, e a sudare freddo se un giorno infrasettimanale rimaneva scoperto. Da allora cerchiamo di unire le due anime: pubblichiamo con regolarità e ci interessiamo seriamente ai gusti dei nostri lettori, ma continuiamo a scrivere quello che vogliamo, come vogliamo. Altrimenti molleremmo dopo due giorni, non ci danno mica lo stipendio…».

Come funziona il vostro blog?

«Serial Minds funziona con la precisione di una macchina prussiana. A gestire la faccenda siamo in due: ogni finesettimana si scruta la programmazione, si valutano eventuali episodi particolarmente interessanti e degni di commento oppure, capita, si cercano fondi di barile da raschiare con vaga disperazione. A quel punto ci si divide i post da scrivere e si cerca di tirare dentro qualcuno dei quattro o cinque amici che abbiamo coinvolto, vampirizzando ogni loro minima dimostrazione di apprezzamento per una serie, manifestata di persona o sui social network. Recensiamo tutti i pilot che vanno in onda negli Stati Uniti e in Inghilterra, più qualche altro titolo che ci capita sotto tiro. Poi, dopo la prima puntata, continuiamo a guardare solo quello che ci piace. Professionali sì, masochisti non ancora».

Un’ultima cosa, stavo cercando delle recensioni sulla prima puntata di Girls (HBO) e ho trovato (in quest’articolo) questa frase: «la televisione non è più fatta per essere guardata. È fatta per essere discussa.» Che ne pensate?Jenni Konner (executive producer), Zosia Mamet (attrice), Jemima Kirke (attrice), Judd Apatow (executive producer), Lena Dunham (attrice, creatrice ed executive producer) e  Allison Williams (attrice) alla premiere di HBO - "Girls", al Visual Arts Theater, New York, 4 Aprile 2012  (foto di Stephen Lovekin/Getty Images)«La prima puntata di Girls è bellissima e ne parliamo qui. È una cosa davvero diversa e realistica. Essendo meno stereotipata e più veritiera, tocca molto di più gli spettatori: toglie molti dei filtri che normalmente ci allontanano da quello che vediamo e costringe a mettersi in mezzo (per dire: non c’è nessun bellone, tutti visi e fisici molto normali, da vagone della metropolitana alle 9 di mattina). Poi sì, sembra la serie fatta apposta per discutere, ma non è certo un episodio isolato. Da tempo, durante la messa in onda delle puntate, le reti mettono in sovraimpressione l’hashtag di riferimento per Twitter. È giusto che sia così: la tv è il mezzo nazionalpopolare per eccellenza ed è un bene che sia così dibattuta e discussa. Ma su questo siamo un po’ di parte eh».Leggi Serial Minds – Un blog episodico.

Fotografia iPhone: applicazioni, esperimenti, artisti

Fotografia e iPhone: fotogriPhoneGennaio 2010: Paola Grilli e Laura Baffari aprono fotogriPhone.altervista.org. In questi due anni il loro blog è diventato una risorsa imperdibile: catalogo degli strumenti da usare, laboratorio di sperimentazione e vetrina per gli artisti, gli appassionati e i professionisti che scelgono l’iPhone come macchina fotografica.

Paola, intanto complimenti per la splendida grafica di fotogriPhone, come ci sei riuscita?

«Grazie per i complimenti, che giro direttamente a Laura Baffari, mia co-blogger che lavora proprio come grafica web».

L’iPhone 4 è lo strumento più usato su Flickr, il fatto che sia sempre in tasca basta a spiegare perché riesca a superare macchine professionali come la Nikon D90 e la Canon EOS 5D?

«La sempre crescente qualità della fotocamera di iPhone a partire dalla versione 3Gs e, soprattutto, il proliferare delle applicazioni dedicate alla fotografia hanno dato un impulso incredibile all’uso dell’iPhone come fotocamera. Gran parte del suo successo credo sia proprio legato all’uso fotografico. Il fatto che sia tascabile e multiuso è sicuramente un vantaggio. Le macchine professionali che tu citi sono sicuramente più utilizzate dai professionisti, ma credo che l’utenza di Flickr sia costituita per la maggior parte da appassionati, piuttosto che da professionisti…»

Fare una foto con un iPhone è molto semplice più difficile invece è scegliere le applicazioni da usare, come avete compilato la vostra guida?

«La nostra guida (che dobbiamo aggiornare al più presto, visto che il numero di app dedicate alla fotografia è in costante crescita) riguarda le app che conosciamo e che utilizziamo con soddisfazione. Controlliamo costantemente cosa esce di nuovo e testiamo di persona funzionamento e qualità. L’idea di mettere in piedi il blog è proprio nata dall’esigenza di cercare un filo d’Arianna per orientarsi e far orientare gli utenti nel labirinto delle applicazioni.»

Le applicazioni per fotografia su iPhone raccolte da fotogriPhone, qui Pudding

Avete anche aperto un laboratorio, con che risultati?

«Il laboratorio di elaborazione di immagini ha avuto ottimi risultati, sia in termine di numeri sia, soprattutto, in termini di qualità. Dalle immagini più interessanti, in collaborazione con i vincitori dei contest periodici, abbiamo ricavato dei tutorial che spiegano passo passo tutti i procedimenti e le app utilizzate. Possiamo vantarci (o prenderci la colpa) di avere di fatto dato molto impulso al cosiddetto over-processing che ha caratterizzato (e ancora caratterizza) per un po’ di tempo molta della produzione di immagini iPhone. Partire da una fotografia di qualcuno ed arrivare ad un risultato in cui a volte l’immagine originale non è nemmeno più riconoscibile è un processo creativo che può far rabbrividire molti puristi della fotografia, ma molto utile per prendere confidenza con le varie applicazioni, che di fatto diventano strumenti artistici. E i risultati sono spesso davvero interessanti».

Il laboratorio di fotogriPhone: Foto di Nicky Fitzgerald editata da Thomas Salzmann

Oltre a imparare e sperimentare su fotogriPhone si possono anche navigare gallerie di fotografi, come funziona la vostra selezione?

«Ci siamo sempre serviti del nostro gruppo su Flickr per selezionare fotografi di ogni provenienza geografica (Italia, Gran Bretagna, Canada, Giappone, Stati Uniti, ecc.), con produzioni interessanti sotto diversi punti di vista. Quelli che abbiamo pubblicato sono stati quasi dei “pionieri” nel campo della fotografia iPhone: altri nomi si affiancano continuamente a quelli che abbiamo selezionato fino a oggi e speriamo di poter mostrare sempre nuove produzioni. In circa due anni di monitoraggio del panorama dell’iPhoneografia, è interessante vedere quanto si sia elevato il livello medio dei fotografi che si dedicano a questa passione».

Galleria di immagini su fotogriPhone

«Qualcuno poi ci ha contattato direttamente (è il caso dell’ottimo Stefano Pesarelli, reporter dall’Africa) e ci ha proposto di collaborare in maniera più o meno continuativa. Abbiamo accettato con entusiasmo, vedendo la qualità dei suoi lavori unita all’aspetto di reportage che rende il tutto ancora più interessante».

Africa Through iPhone di Stefano Pesarelli su fotogriphone

Con le chiavi di ricerca “fotografia iphone” siete il primo risultato su Google. Come ci siete riuscite?

«Credo derivi solo dal buon uso di tag che abbiamo fatto e, ovviamente, dal fatto che siamo il primo (e forse unico) blog italiano dedicato alla fotografia iPhone :)».

Vai a fotogriPhone.altervista.org.

BlogEconomy Day II: dalla teoria economica alla rata del mutuo

A Castrocaro Terme il 12 e il 13 Novembre si tiene la seconda edizione del BlogEconomy Day, quella che il Corriere della Sera ha ribattezzato “la Cernobbio dei blogger economici“.

Abbiamo chiesto a Bimbo Alieno, uno dei fondatori della manifestazione, di raccontarcela.

Cos’è il BlogEconomy Day?
«Si tratta di un evento simile ai più noti “TED Speech” in cui i più affermati blogger italiani in materia economica tengono una presentazione su uno specifico tema».

Come sono organizzati gli interventi?
«Gli interventi dureranno tra i 15 e i 20 minuti. Ogni sessione prevede uno spazio per le domande dal pubblico, sia in sala che da casa, attraverso l’account Twitter appositamente creato (@blogeconomyday)».

Insieme alle economie crollano anche le idee degli economisti, al BlogEconomy Day che equilibrio cercate di trovare tra i tassi del mutuo e le teorie economiche?
«Ci troviamo davanti a uno scenario molto diverso da quello della scorsa edizione: lo scorso anno abbiamo speso molte energie nell’analisi degli eventi, e (i video lo testimoniano) da brave cassandre avevamo ben delineato quanto stava per accadere. Ora è la volta del fare, del “coniugare” come ben dici nella domanda l’analisi alla vita reale. Lo sforzo sarà incentrato sul tema del “che fare?” con idee concrete».

I numeri sono difficili da seguire, ma forse mai come ora in tanti sono appassionati ai tagli dei tassi di interesse e alla crescita dello spread: cosa cambia quando un esperto deve diventare divulgatore?
«Personalmente credo che cambi il modo di comunicare. Quando ti accorgi che la platea si sta allargando, ma che per ovvie ragioni è più impreparata, più in difficoltà, devi essere capace di tradurre in linguaggio comprensibile a tutti le astrusità del vocabolario economico-finanziario. Io ce la metto tutta, ma come dico sempre: mettercela tutta non significa farcela :-)».

Che differenze vi aspettate dalla prima alla seconda edizione del Blog Economy Day?
«Quest’anno la presenza di Rete della Conoscenza, a dar voce agli “indignati” darà uno spazio nuovo alle istanze dei movimenti studenteschi e porterà inevitabilment e il dibattito anche sui temi di attualità. tra questi -inutile dirlo- ci sarà senza dubbio il tema del default… suspence…
Vi aspettiamo a Castrocaro Terme l’11 e il 12 Novembre per sciogliere i misteri… ».

BlogEconomy Day II

Dove, cosa, quando: Informazioni e programma.

Segui il BlogEconomy day sul web

Il blog: BlogEconomy Day – l’informazione indipendente prende il volo, BlogEconomy Day su Twitter, su Facebook.

La lista dei relatori al Blog Economy Day

In alto il cuore della politica (sul web)

Sursum Corda (“In alto i cuori”) è il tuo blog, perché si chiama così?
«Perché mio nonno utilizzava spesso questa frase. E perché è una bella forma di incoraggiamento».

Di cosa ti occupi?
«Mi sono laureato a marzo in Relazioni Internazionali presso l’Università di Roma3 e a breve dovrei iniziare a frequentare un Master in marketing, comunicazione e digital strategy. Scrivendo su Sursum Corda, nel frattempo».

Qualche settimana fa è uscito un sondaggio Ipsos su Politica e web in Italia (vedi Termometropolitico.it): dal sondaggio emerge che l’83% degli intervistati non partecipa mai o quasi mai a discussioni di politica sul web, cosa ne pensi?
«Credo che l’Italia da questo punto di vista sia rimasta indietro rispetto alla maggior parte dei paesi sviluppati. L’utilizzo di internet, comunque, è in aumento. Cresceranno di conseguenza anche le discussioni di politica sul web».

sondaggio-Ipsos-politica-e-web-informazione-e-partecipazione

Secondo te quando un blog politico è ben fatto?
«Quando è in grado di trattare con sintesi, chiarezza e precisione i temi caldi di un determinato periodo storico».

Che obbiettivo deve raggiungere per essere efficace?
«Certamente deve riuscire a “fare rete” con altri blog ed essere in grado far discutere di sé anche al di fuori della rete. Deve dunque avere una quantità di visite superiore al numero dei familiari del blogger :)».

Come vedi il ruolo dei social network nella politica italiana? giusto ieri su Twitter sono rimbalzate voci di dimissioni del Presidente del Consiglio, voci che lo stesso Presidente ha smentito via Facebook.
«Sta assumendo un ruolo chiave. L’esempio di ieri è emblematico. Un giornalista (Bechis) fa sapere via Twitter che Berlusconi potrebbe dimettersi. I mercati vengono condizionati e infatti il differenziale tra Btp italiani e Bund tedeschi scende di venti punti. Qualche ora dopo Berlusconi smentisce il tutto via Facebook e lo spread torna a salire. I direttori dei principali quotidiani e diversi giornalisti stanno imparando a conoscere l’efficacia dei social network e preferiscono lanciare una notizia tramite social ancor prima che nelle forme tradizionali. E anche i politici, ovviamente, hanno iniziato ad attrezzarsi.
Questo cambiamento, per quanto riguarda il cittadino/elettore, può rappresentare una grande chance: dà infatti la possibilità di interagire direttamente con i propri governanti».

Link

Sursum Corda, il blog di Pietro Raffa, la classifica dei blog politici su Wikio, Pietro Raffa su Twitter.

Dall'Isola dei Cassintegrati alla Penisola dei Cassintegrati

Dove siete oggi, di cosa vi state occupando?
«Io (Michele) sono tornato in sardegna per occuparmi più da vicino del libro e del blog, ma fine dell’anno tornerò probabilmente a Bologna dove mi sono laureato. Nel frattempo studio sempre musica per accedere a un postlaurea in jazz alla Guildhall di Londra che inizierà nel settembre 2012. Marco rimane a Madrid dove ora lavora all’uff. stampa Quantumlip, dove sta facendo un grande lavoro… entrambi scriviamo come freelance per Fatto Quotidiano e Espresso.it. E abbiamo scritto un romanzo autobiografico per Bompiani: Asinara Revolution. Il romanzo autobiografico di come una protesta operaia sia potuta diventare un fenomeno mediatico».

Cos’è diventata l’Isola dei Cassintegrati?
«È cresciuta, grazie all’aiuto di tanti giovani collaboratori, a parte lo “storico” informatico Fabio Borraccetti, e l’illustratore satirico Manuel De Carli ci sono Claudia Sarritzu, Cadigia Perini, Serena Gennaro, Pietro Curis, Robiula Lulli, Alessia Colanero, Francesco Farinelli e Andrea Demontis (Come vedi badiamo alle quote rosa). Era partito come blog collegato a un gruppo facebook per sostenere la protesta della Vinyls, per farli arrivare ai media. Una volta fatto questo abbiamo iniziato a seguire, sempre col contatto diretto coi lavoratori, molte altre proteste: Fiat di Melfi, Agile-Eutelia, Omsa di faenza, la Tacconi di Latina, ora anche i lavoratori del Teatro Valle e molti altri ancora… insomma il blog, oltre ad essere cresciuto molto nei numeri e nella grafica è diventato il luogo in cui tutti questi lavoratori si ritrovano. Anche coi più giovani, coi precari, per creare una grande comunità, per prendere coscienza della realtà: siamo tutti sulla stessa barca, oggi. Un posto dove discutere assieme, informarci ed informare, e spesso con ironia. Sempre in maniera pacifica».

Facciamo un passo indietro, com’è nato il sito?
«Era il 25 febbraio 2010, gli operai sardi della Vinyls avevano appena occupato il carcere abbandonato dell’Asinara per manifestare contro la chiusura dello stabilimento. Mio padre lavorava lì, così, letta la notizia da Londra, su internet… decisi di aprire un gruppo facebook per riportare le notizie che trovavo sull’occupazione. Per sensibilizzare un pò e raccogliere un migliaio di iscritti… ma l’idea si rivelò presto così potente che contattai Marco per lavorarci in due e, aprendo anche un blog, dare vita ad un vero “reality” di protesta, l’unico reale. Quindi via ai diari sul blog, via alle dirette radio e video. Poi iniziammo a contattare qualsiasi giornalista e celebrità ci passasse per la testa, perchè ne parlassero e poi Marco ebbe l’idea: il mail bombing. Ogni iscritto – ormai erano 10.000 – al gruppo Facebook avrebbe inviato la stessa email alla redazioni dei giornali e tg… lo facemmo in 1.000 nel giro di 2 settimane. E’ così che i giornali ne parlarono, e ora tutti sanno cos’è la Vinyls e L’isola dei Cassintegrati».

Cosa troveremo nel libro appena uscito?
«Tutta la nostra vicenda, nel bene e nel male. Il dietro le quinte che non ci si aspetta. Gli operai e i loro pensieri, il perchè di una protesta così estrema, l’indifferenza iniziale e la grande solidarietà delle gente poi. Io e Marco che non dormiamo per dare vita al reality, le nostre impressioni da italiani all’estero, i perchè della nostra partenza, i dubbi che ci assalgono al pensiero di esserci quasi riappacificati con la nostra terra e la nostra gente: i sardi. Poi le strategie usate, dagli operai e da noi, per forzare l’agenda setting dei media. Anche in maniera spregiudicata e totalmente ingenua, da principianti. La narrazione per questo si divide per luoghi: Londra, Madrid, Asinara. E i capitoli raggruppati per sezioni: Facebook – Il blog – Tv e stampa estera – L’isola dei centomila. C’è tutto il nostro cammino mediatico… e poi, alla fine, il nostro tentativo disperato di sopravvivere agli ingranaggi della macchina mediatica, in cui siamo rimasti schiacciati».

Oltre a raccontarli sul blog, partecipate attivamente a degli eventi?
«Sì, lo abbiamo fatto fin dall’inizio. Per questo la nostra mission professionale, più che rimandare all’etica giornalistica dei fatti nudi e crudi, penso rimandi maggiormente alla mission sociale di aiutare i nostri lavoratori. Faccio un esempio: sono molti i consigli che abbiamo dato agli operai Vinyls nel corso della protesta… come fare quel video, cosa indossare, quando farlo e perchè. Come una sorta di agenzia di comunicazione per lavoratori in lotta: noi questo sappiamo fare. E di recente, in quanto a partecipazione attiva, siamo anche scesi dalla rete alla piazza, il 10 settembre a Roma con Indignati e Popolo Viola abbiamo portato rappresentanze da tutti i nostri lavoratori e da tutta Italia in Piazza San Giovanni per una stupenda assemblea lavoro, che replicheremo presto».

Qual è la prospettiva dell’Isola dei Cassintegrati, come vorreste veder crescere il vostro sito?

«I risultati di questi 18 mesi di lavoro sono molto importanti. I lettori sono di recente raddoppiati, nell’aprile 2011 ci è stato conferito al Festival del Giornalismo di Perugia il premio Google “Eretici Digitali”, mentre solo pochi giorni fa arrivavamo terzi ai Blog Awards come sito rivelazione dell’anno dietro Sora cesira e I segreti della casta, mentre per soli 16 voti secondi (dietro Telecom) nella categoria sociale. Siamo costantemente linkati e citati da altri blogger e giornalisti che stimiamo… e poi ora anche il libro, Asinara Revolution. ma più di tutto, l’importante è che siamo diventati punto di riferimento per tantissimi lavoratori, di luoghi, settori e generazioni diverse, e la stima che riceviamo da loro vale più di tutto il resto. Come vorremo crescere il sito? Vorremo potesse chiudere perchè sono tornati tutti a lavorare… e io e Marco a Londra e Madrid a pensare ad altro. Ma qualcosa mi dice che, purtroppo, non sarà così… e allora forse è una “revolution” che ci serve. Pacifica e 2.0, questa è la lezione che ci arriva dall’Asinara».

QUALCHE LINK UTILE:

L’Isola dei Cassintegrati: il sito, la pagina di Facebook, il libro: Asinara Revolution, Bompiani.