Serial Minds – un blog episodico, la tv di cui parlare

La redazione di AlterVista ha fatto qualche domanda a Marco Villa  e Diego Castelli di Serial Minds – Un blog episodico (http://serialminds.altervista.org/).

Partiamo dall’inizio: come vi sembra l’avvio della seconda stagione di Game of Thrones?

«Game of Thrones è probabilmente una serie che lascerà un segno importante. Lo si vede già adesso nel culto che la circonda. E non si tratta di culto nel senso di “cult”, di roba che viene vista da tre nerdoni e morta lì. Culto nel senso di adorazione. Nelle settimane precedenti alla messa in onda della prima puntata della seconda stagione si sono susseguiti trailer, foto, dietro le quinte, puntualmente condivisi su tutti i social network come parole divine. La ripartenza è stata nel segno della continuità, per usare un gergo da prima repubblica. Game of Thrones è una storia complessa, ampia, con decine di personaggi, ognuno dei quali è dotato di una vicenda interessante e intricata. Nelle prime puntate si è visto come gli sceneggiatori abbiano deciso di portare avanti passo passo ognuna di queste storyline. Finora senza grossi scossoni, ma la sensazione è che da un momento all’altro possa succedere di tutto».

Peter Dinklage, primo nei crediti per la seconda stagione di Game Of Thrones con il suo 2012 Golden Globe Award

e di Mad Men?

«Mad Men è ripartito da dove si era fermato: dall’essere uno dei drama più raffinati e curati di tutto il panorama seriale. Il che può anche essere un male: non ci sono mezze misure con Mad Men: o ti lasci affascinare dal suo stile ricercatissimo e dalla rievocazione di un periodo storico tra i più stimolanti del secolo scorso, oppure ti annoia come poco altro. E l’inizio della quinta stagione è precisamente questo: non succede granché in termini di trama spicciola, ma è pieno di finezze dialogiche e visive, ricostruzioni scenografiche al limite del maniacale, e un tocco di ironia che finora era sembrata meno evidente. Era e resta un prodotto di nicchia, ma è una nicchia di fedeli in adorazione perpetua».

Mad Men, i pubblicitari di Madison Avenue sono alla quinta stagione

Ricominciamo dall’inizio. Quando è nato Serial Minds – un blog episodico?

«Serial Minds è nato il 30 giugno del 2010, nel modo più banale che possiate immaginare: un tizio con la passione per i telefilm e la scrittura, che scrive a un vecchio compagno di università con interessi tali e quali, per dirgli sostanzialmente “dai, facciamo un blog sulle serie tv”. Per il primo compleanno di Serial Minds abbiamo anche pubblicato le email che ci scambiammo all’epoca, con un botto di egocentrismo: Serial Minds – La Genesi. All’inizio era “un blog episodico”, una cosa da fare solo quando ci aggradava, nell’ingenua speranza che ci sarebbe stato qualcuno disposto a pendere dalle nostre labbra anche a distanza di giorni, seguendo i nostri porci comodi. Tempo tre giorni ed eravamo lì a controllare i numeretti, a esultare per ogni contatto in più, e a sudare freddo se un giorno infrasettimanale rimaneva scoperto. Da allora cerchiamo di unire le due anime: pubblichiamo con regolarità e ci interessiamo seriamente ai gusti dei nostri lettori, ma continuiamo a scrivere quello che vogliamo, come vogliamo. Altrimenti molleremmo dopo due giorni, non ci danno mica lo stipendio…».

Come funziona il vostro blog?

«Serial Minds funziona con la precisione di una macchina prussiana. A gestire la faccenda siamo in due: ogni finesettimana si scruta la programmazione, si valutano eventuali episodi particolarmente interessanti e degni di commento oppure, capita, si cercano fondi di barile da raschiare con vaga disperazione. A quel punto ci si divide i post da scrivere e si cerca di tirare dentro qualcuno dei quattro o cinque amici che abbiamo coinvolto, vampirizzando ogni loro minima dimostrazione di apprezzamento per una serie, manifestata di persona o sui social network. Recensiamo tutti i pilot che vanno in onda negli Stati Uniti e in Inghilterra, più qualche altro titolo che ci capita sotto tiro. Poi, dopo la prima puntata, continuiamo a guardare solo quello che ci piace. Professionali sì, masochisti non ancora».

Un’ultima cosa, stavo cercando delle recensioni sulla prima puntata di Girls (HBO) e ho trovato (in quest’articolo) questa frase: «la televisione non è più fatta per essere guardata. È fatta per essere discussa.» Che ne pensate?Jenni Konner (executive producer), Zosia Mamet (attrice), Jemima Kirke (attrice), Judd Apatow (executive producer), Lena Dunham (attrice, creatrice ed executive producer) e  Allison Williams (attrice) alla premiere di HBO - "Girls", al Visual Arts Theater, New York, 4 Aprile 2012  (foto di Stephen Lovekin/Getty Images)«La prima puntata di Girls è bellissima e ne parliamo qui. È una cosa davvero diversa e realistica. Essendo meno stereotipata e più veritiera, tocca molto di più gli spettatori: toglie molti dei filtri che normalmente ci allontanano da quello che vediamo e costringe a mettersi in mezzo (per dire: non c’è nessun bellone, tutti visi e fisici molto normali, da vagone della metropolitana alle 9 di mattina). Poi sì, sembra la serie fatta apposta per discutere, ma non è certo un episodio isolato. Da tempo, durante la messa in onda delle puntate, le reti mettono in sovraimpressione l’hashtag di riferimento per Twitter. È giusto che sia così: la tv è il mezzo nazionalpopolare per eccellenza ed è un bene che sia così dibattuta e discussa. Ma su questo siamo un po’ di parte eh».Leggi Serial Minds – Un blog episodico.


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