Uno sguardo indipendente sull'Islam contemporaneo: Islametro

Abbiamo chiesto a Lorenzo Declich di raccontarci l’aggregatore di notizie e commenti da lui fondato: Islametro.

RAS LANUF, LIBYA - MARCH 11 - Photo by John Moore/Getty Images

Cos’è Islametro

«L’iniziativa parte lo scorso ottobre, il giorno del primo compleanno del mio blog, “Tutto in 30 secondi”. Pubblicai un resoconto annuale (qui) in cui, fra l’altro, ringraziavo tutti i bloggers che avevo conosciuto nel frattempo e mi chiedevo anche se non fosse il caso di fare qualcosa insieme a loro. Loro hanno pensato che sì, valeva la pena e il risultato è Islametro, un aggregatore di blog tematico. Il tema è il mondo islamico contemporaneo in tutti i suoi aspetti, compreso quello dell’islam in Italia e annessi: migrazioni, cittadinanza, luoghi di culto, dinamiche di inclusione/esclusione etc. etc».

Cosa fa?

«Essenzialmente cattura i post prodotti dai bloggers iscritti e li ordina in base agli argomenti che trattano, attraverso il tagging. Inoltre abbiamo inserito una rassegna di news provenienti dalle fonti più diverse. Queste segnalazioni sono visibili nelle tre sezioni espresse sulla barra di navigazione: notizie, metaislam, osservatori. Nella prima si trovano semplici notizie e articoli particolarmente interessanti, nella seconda si esplora un mondo abbastanza particolare, ovvero la “percezione” che i media hanno dell’islam, nella terza si raccolgono news da paesi specifici.
Ovviamente siamo sempre alla ricerca di nuove collaborazioni e userò questa occasione per invitare chiunque pensi di avere contenuti da spendere su Islametro.»

BREGA, LIBYA - MARCH 12 - Photo by John Moore/Getty Images

A chi si rivolge?

«Islametro si rivolge al semplice navigatore web interessato ai temi che trattiamo. Inevitabilmente, tuttavia, diventa un punto di riferimento per diverse categorie di persone “più informate”, in particolare giornalisti ed esperti del settore

Da chi è composto il network?

«I bloggers che collaborano con Islametro sono persone che provengono dalle esperienze più diverse. Ci sono giornalisti freelance, accademici, bloggers che si sono sempre occupati di mondo islamico, studenti universitari, neolaureati e dottorandi in materie che hanno in qualche modo a vedere con i temi trattati. Dei 16 bloggers che collaborano non ne conosco uno di persona. Abbiamo una mailing-list, che usiamo per spiegarci le cose e per porre questioni tecniche, di metodo, di contenuto o semplicemente per scambiarci informazioni su eventi. Alla mailing-list partecipano anche persone che non hanno un blog ma sono interessate al tema. Spesso da loro sono nate discussioni che sono diventati post, poi pubblicati su uno dei blog di Islametro.»

Tripoli, 20 Marzo - Foto: Imed Lamloum/AFP/Getty Images

Che obbiettivi ci sono, c’è una linea editoriale condivisa, come sta evolvendo?

«L’obiettivo è semplice: mettere insieme cose affini e capire che effetto fa, capire se una operazione come Islametro può rappresentare uno strumento valido di conoscenza. E tutto sommato, questo è il mio pensiero, credo che inizi ad esserlo. Sull’effetto che fa discutiamo abbastanza, ma non abbiamo una linea editoriale condivisa per due motivi: non abbiamo una redazione e spesso abbiamo idee divergenti. Però si riscontra una certa coerenza nel flusso dei contenuti data dall’unitarietà tematica: tutti parliamo quasi sempre delle stesse cose, ma da punti di vista diversi: c’è chi si trova sul luogo, chi recensisce un libro, chi esplora fonti in lingua, chi rivolge la sua attenzione all’impatto mediatico e chi – essendo coinvolto personalmente – scrive pagine di fuoco.
Siamo ancora Islametro Beta. Le idee sono tante e contiamo di svilupparle gradualmente, senza fare il passo più lungo della gamba: se ci sono i contenuti ci sono anche le iniziative. Dal punto di vista operativo stiamo tentando di avere un admin stabile – chiamatelo anche redattore capo se volete – che si dedica a ordinare i contenuti in modo da presentarli nel migliore dei modi. L’obbiettivo è per ora Islametro 1.0: una cosa che tutti, su qualsiasi media, riconoscano come fonte autorevole.»

In che tipo di relazione si pone con i media tradizionali?

«L’iniziativa nasce perché c’è un buco di conoscenze sui paesi e sul mondo di cui trattiamo. In questo senso pensiamo di rappresentare un riferimento anche per il mondo dei media tradizionali. Il rapporto è comunque fluido: come dicevo prima fra i collaboratori ci sono dei giornalisti che scrivono anche per la carta stampata. Con al-Jarida, un freepress milanese bilingue (italiano-arabo), che esce anche online (aljarida.it), abbiamo avviato una collaborazione in base alla quale noi lanciamo i loro contenuti su Islametro e loro “catturano” contenuti da Islametro per la loro edizione su carta. Un bella cosa. Comunque direi che non c’è necessariamente conflitto rispetto ai media tradizionali ma nemmeno timore reverenziale: la “critica della notizia” è uno dei nostri punti forti perché – senza false modestie – abbiamo conoscenze di base molto solide.»

Cairo, Egitto - 4 Febbraio - Foto: Peter Macdiarmid/Getty Images

È importante il ruolo dell’informazione indipendente in una situazione come quella della crisi nord africana e medio orientale?

«Fondamentale: i media tradizionali in questo periodo sono spiazzati e spesso non leggono bene le situazioni. L’informazione indipendente sa essere molto rumorosa e viscosa ma spesso contiene elementi importanti che i grandi media non raccolgono o raccolgono male. I bloggers di Islametro hanno le loro fonti e le sviluppano: spesso sono fonti cui i media tradizionali non arrivano e che anzi – posso portare le prove – ci copiano.»

Perché ci serve sapere qualcosa di più sul mondo islamico? che benefici ne possiamo trarre?

«Perché i musulmani non sono pronti a invaderci, ad ammazzarci tutti, a imporre chissà quale legge barbara di ispirazione coranica. Il mondo islamico è immenso e variegatissimo. È pieno di cose meravigliose e di cose orribili, come è ovvio che sia. Sapendone di più si abbatte qualche stupido muro ideologico e si inizia a guardare in quella direzione senza avere per forza paura.»

Cairo, Egitto - 13 Marzo 13 - Foto: Aris Messinis/AFP/Getty Images

A te perché interessa?

«La versione breve: ho visto Cordoba e Istanbul che ero ragazzino e da allora non mi sono più ripreso.»

Visita Islametro.


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